LA CASA SUL FILO

suggerimenti per un percorso di educazione antiviolenta

BACK

HOME

L'impegno ventennale di Commissione Pari Opportunità Mosaico
nell'ambito dell'educazione per la prevenzione

di Marilena Lenzi, Coordinatrice politica di Commissione Pari Opportunità Mosaico

Il tema delle Pari Opportunità è da tempo al centro dell'attenzione nel nostro territorio. Da più di vent'anni, infatti, attraverso il concreto lavoro di Commissione Mosaico, il dialogo politico e tecnico ha permesso di mettere a punto strumenti di contrasto alle disuguaglianze di genere  e alle disuguaglianze sociali attraverso progetti innovativi e un attento lavoro di verifica.

L'impegno ventennale di Commissione Pari Opportunità Mosaico
nell'ambito dell'educazione per la prevenzione

di Marilena Lenzi, Coordinatrice politica di Commissione Pari Opportunità Mosaico

Il tema delle Pari Opportunità è da tempo al centro dell'attenzione nel nostro territorio. Da più di vent'anni, infatti, attraverso il concreto lavoro di Commissione Mosaico, il dialogo politico e tecnico ha permesso di mettere a punto strumenti di contrasto alle disuguaglianze di genere  e alle disuguaglianze sociali attraverso progetti innovativi e un attento lavoro di verifica.
Consapevoli della necessità di cambiamento culturale che ancora oggi le Pari Opportunità ci sollecitano, l'attenzione si è focalizzata su una molteplicità di azioni volte a contrastare l'indifferenza, a stimolare la riflessione sui diversi aspetti della differenza, a ideare forme di convivenza quanto più possibile interattive e sostenibili, a individuare nuovi ambiti di contrasto con particolare riferimento agli uomini e all’infanzia/adolescenza.

L'ufficio di Pari Opportunità di ASC InSieme (l’Azienda Servizi alla Cittadinanza che gestisce per il nostro territorio tutti gli interventi sociali) è l'espressione della volontà di mettere al centro del progetto sociale una riflessione a 360 gradi e di leggere, con sguardo strabico, la molteplicità delle sfide che una vera eguaglianza ci pone.
In questo contesto si incardina un lavoro mai interrotto di progettazione in rete di molteplici iniziative di contrasto delle discriminazioni e delle violenze di genere. Esso comprende la formazione, la prevenzione, la rilevazione, la segnalazione e il recupero.

Tra le azioni attive segnaliamo in particolare:

- Sul filo del contrasto un progetto che ha l’obiettivo di mantenere attiva e di allargare la rete tra tutti i soggetti che sul territorio hanno a che fare con problemi di violenza contro donne e minori, con il fine di coordinare l'azione di contrasto rendendola più riconoscibile e più efficace e correlando tra loro gli interventi di accoglienza (che sono da ricondurre sia direttamente ad ASC InSieme che alla Casa delle Donne per non subire violenza) con quelli di prevenzione culturale e sociale;

- Differenza e Indifferenza corsi annuali per insegnanti e formatrici/tori sull’educazione alle identità/differenze/relazioni di genere comprensivi di introduzione teorica agli studi di genere e suggerimenti didattici per scuole di ogni ordine e grado;

- La casa sul filo Laboratori  per classi sulle rappresentazioni di genere, sulla decostruzione degli stereotipi e sul contrasto delle discriminazioni e della violenza;

- Gruppo specialistico sulla violenza intrafamiliare una scelta di responsabilizzazione e di posizionamento di ASC InSieme nei confronti della violenza intrafamiliare, attuata attraverso un percorso formativo con figura esperta in responsabilità maschile della violenza contro le donne e un lavoro autoformativo di costruzione di un documento guida e di procedure per il riconoscimento e l’intervento;

- Rilevazione e segnalazione di maltrattamento e abuso di minori a scuola un lavoro condiviso con insegnanti, educatrici/tori territoriali, Sportelli d’Ascolto scolastici, Neuropsichiatria e Consultori familiari dell’AUSL territoriale, Coordinamento pedagogico, per la lettura coordinata e multidisciplinare dei casi dubbi e per una segnalazione immediata ed efficace di quelli evidenti;

- Centro per uomini che usano violenza nelle relazioni di intimità impegno fattivo, insieme a Casa delle Donne di Bologna, ASP Città di Bologna e Comune di Bologna, per l’apertura di un Centro per uomini autori di violenza nella città di Bologna.

Ognuna di queste azioni è il frutto di un lavoro puntuale di relazione, discussione, concertazione, sinergia di pluralità di attori, convinte che fare sistema ci permette di dare risposte univoche e leggibili.

La riedizione de La Casa Sul Filo si inserisce in questa logica metodologica:

- è uno strumento nato da un lavoro di rete (fin dalla prima edizione del 2000: il gruppo di ricerca Alla scoperta della differenza coordinato da Commissione Mosaico e cinque Centri Antiviolenza della Regione Emilia Romagna) e ricostruito recuperando anzitutto quel valore iniziale;

- è uno strumento per la formazione, in particolare di chi lavora e opera all’interno e attorno al mondo della scuola e/o della formazione delle giovani generazioni;

- è uno strumento di prevenzione che agisce sul riconoscimento della violenza e sulla costruzione di una coscienza critica in grado di contrastare modelli stereotipati e coercitivi di rappresentazione e di comportamento;

- è uno strumento che continua a essere innovativo occupando un fronte (quello educativo) recentemente rilanciato da documenti importanti come il Trattato di Istanbul, il Piano Antiviolenza nazionale e la Legge Regionale 6/2014;

- è uno strumento gratuito, fruibile liberamente online, a disposizione di chiunque voglia costruire un proprio progetto di formazione per la prevenzione.

I cambiamenti culturali sono frutto di un lavoro paziente di tessitura e di alleanze tra istituzioni e tessuto sociale. Sia le finalità che gli strumenti di intervento diventano efficaci quanto più riescono a raggiungere molteplici soggetti e a rispondere ai loro specifici bisogni. La riedizione della Casa sul Filo ha l'obiettivo di raggiungere questo scopo e noi confidiamo che la sua diffusione possa offrire spunti nuovi sia a chi già aveva conosciuto e utilizzato la prima edizione sia a chi si avvicina per la prima volta alla cultura delle Pari Opportunità.

 

Discriminazioni di genere e disuguaglianze 

di Stefano Rizzoli, Sindaco del Comune di Monte San Pietro delegato alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità per l'Unione dei Comuni Valli del Reno Lavino Samoggia

Conosco Commissione Pari Opportunità Mosaico praticamente dalla sua nascita ormai venti anni fa e, in più occasioni, mi sono trovato a incrociare la sua attività, le sue iniziative: conosco quindi, vorrei poter dire ho seguito, la sua evoluzione, il suo sviluppo, la sua crescita e i risultati che ha raggiunto. Ho avuto così modo di apprezzare, nel corso di questi molti anni, il suo lavoro. Nata dalla necessità di un approccio ragionato, meditato, al problema delle pari opportunità; dal bisogno di avere strumenti idonei a conoscere, prevenire, contrastare le discriminazioni basate sulle differenze di genere tra maschi e femmine ha via via allargato lo sguardo, il campo di indagine e di lavoro, alle disuguaglianze in senso lato: etniche, religiose, sociali, senza tuttavia perdere il punto di avvio di questa riflessione, la differenza maschile-femminile, anzi valutando come interpretare i risvolti che le diverse etnie, religioni, condizioni sociali, hanno su questa fondamentale diversità.

Discriminazioni di genere e disuguaglianze 

di Stefano Rizzoli, Sindaco del Comune di Monte San Pietro delegato alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità per l'Unione dei Comuni Valli del Reno Lavino Samoggia

Conosco la Commissione Mosaico praticamente dalla sua nascita ormai venti anni fa e, in più occasioni, mi sono trovato a incrociare la sua attività, le sue iniziative: conosco quindi, vorrei poter dire ho seguito, la sua evoluzione, il suo sviluppo, la sua crescita e i risultati che ha raggiunto. Ho avuto così modo di apprezzare, nel corso di questi molti anni, il suo lavoro. Nata dalla necessità di un approccio ragionato, meditato, al problema delle pari opportunità; dal bisogno di avere strumenti idonei a conoscere, prevenire, contrastare le discriminazioni basate sulle differenze di genere tra maschi e femmine ha via via allargato lo sguardo, il campo di indagine e di lavoro, alle disuguaglianze in senso lato: etniche, religiose, sociali, senza tuttavia perdere il punto di avvio di questa riflessione, la differenza maschile-femminile, anzi valutando come interpretare i risvolti che le diverse etnie, religioni, condizioni sociali, hanno su questa fondamentale diversità. 
L’esperienza accumulata in tutti questi anni ha permesso alla Commissione Pari Opportunità Mosaico di affinare, migliorare, tutti gli strumenti di conoscenza e di azione di cui si è via via dotata: in questo quadro La casa sul filo, di cui si presenta l’aggiornamento (o, se si vuole, la revisione) costituisce un esempio. Revisione frutto di quanto emerso in diciassette anni di attività articolate in una serie di proposte rivolte a una molteplicità di soggetti, Scuole, Comuni, Consultori Familiari, Aziende Sanitarie e Servizi Sociali, ma rivolgendosi anche agli uomini, a partire da quelli che usano violenza.
Quello verso gli uomini è forse il campo d’azione più difficile perché è a “questa metà del cielo” che è chiesto lo sforzo maggiore per modificare atteggiamenti, a volte inconsapevoli, ma ancora discriminatori, frutto di una cultura cristallizzatasi nel corso dei secoli. Anche i più consapevoli, “aperti”, tra i maschi conservano spesso incrostazioni dure da eliminare, prova ne sia che molti dei problemi che incontrò la Commissione Pari Opportunità Mosaico alla sua nascita sono ancora presenti, probabilmente non così acuti come allora, ma lungi dall’essere scomparsi.
Per questo il lavoro della Commissione Pari Opportunità Mosaico non è terminato e non lo sarà fino a quando, in un futuro che non vedo prossimo, ogni forma di discriminazione non sarà superata.

 

Di genere in genere: identità, differenze e relazioni metropolitane

di Elisabetta Scalambra, Consigliera delegata alle Pari Opportunità della Città Metropolitana di Bologna

La riedizione de La casa sul filo, è stata realizzata nell’ambito del progetto “Di genere in genere: identità, differenze e relazioni metropolitane”, presentato dalla Città Metropolitana di Bologna, in parternariato con tutti i Distretti dell’ambito metropolitano e le Aziende sanitarie di Bologna e di Imola e finanziato dalla Regione Emilia Romagna, attraverso il Bando, relativo all'anno 2016, “Contributi a sostegno di progetti rivolti alla promozione e conseguimento delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere”.

Di genere in genere: identità, differenze e relazioni metropolitane

di Elisabetta Scalambra, Consigliera delegata alle Pari Opportunità della Città Metropolitana di Bologna

La riedizione de La casa sul filo, è stata realizzata nell’ambito del progetto “Di genere in genere: identità, differenze e relazioni metropolitane”, presentato dalla Città Metropolitana di Bologna, in parternariato con tutti i Distretti dell’ambito metropolitano e le Aziende sanitarie di Bologna e di Imola e finanziato dalla Regione Emilia Romagna, attraverso il Bando, relativo all'anno 2016, “Contributi a sostegno di progetti rivolti alla promozione e conseguimento delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere”.

È uno strumento online, che si rivolge principalmente alla scuola e al mondo educativo e formativo e che si presenta come un archivio di materiali, strumenti e indicazioni didattiche per lavorare con tutte le fasce d’età scolastiche e parascolastiche sui temi dell’identità, delle differenze e delle relazioni di genere. Si integra alle numerose azioni promosse in questi anni dalla Città metropolitana e dai territori, finalizzate a informare e sensibilizzare la comunità scolastica e volte a promuovere la diffusione di una cultura della parità, del contrasto degli stereotipi e delle discriminazioni di genere. Nella consapevolezza che è proprio a partire dal mondo della scuola che è possibile fare prevenzione e gettare le basi per un cambiamento socio-culturale dei futuri uomini e delle future donne.

La Città metropolitana di Bologna - anche in virtù delle sue funzioni, definite dalla Legge 56/2014, di promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità” sul territorio provinciale, e dallo Statuto, che all’articolo 6, comma 1, indica tra i suoi compiti la “realizzazione delle pari opportunità, tra le persone, agendo contro ogni discriminazione, operando in particolare mediante azioni di contrasto alla povertà e favorendo l'accesso al lavoro, all'istruzione e ai servizi socio-sanitari nonché la partecipazione allo sviluppo economico e ai processi decisionali” - ha avviato in questi anni un Tavolo metropolitano di coordinamento sul tema delle pari opportunità coinvolgendo gli/le Assessori/e e confrontandosi con le Associazioni del territorio, al fine di condividere linee e programmare azioni sui temi delle pari opportunità, del contrasto alle discriminazioni e alla violenza di genere.

Tra le azioni realizzate, da segnalare per la sua innovatività, è l'“Accordo metropolitano per la realizzazione di attività e interventi di accoglienza, ascolto e ospitalità per donne che hanno subito violenza, siglato nel dicembre 2015 da Città metropolitana, Unioni dei Comuni del territorio, Comuni di Bologna e Imola, Nuovo Circondario imolese e dalle Associazioni che gestiscono sportelli di ascolto, consulenza e sostegno e che sono inserite nella mappatura del numero verde 1522 (Casa delle Donne, Trama di Terre, UDI, SOS DONNA, Mondo Donna, PerLeDonne).

L'Accordo metropolitano, con validità quinquennale, ha prima di tutto definito il sistema di accoglienza e ospitalità per donne che hanno subito violenza, individuando tre livelli di intervento (ospitalità in emergenza, in casa rifugio e azioni di consulenza, ascolto e sostegno) e, per ognuno di questi, le relative caratteristiche, gli elementi minimi garantiti, gli impegni delle istituzioni e delle Associazioni e i contributi per il sostegno delle azioni messe in atto.

Dal punto di vista tecnico, è stato creato un Gruppo di lavoro interistituzionale che ha promosso, elaborato e monitorato:
- iniziative formative sugli uomini maltrattanti e sulla loro responsabilità di fronte alla violenza, nonché sull’educazione al genere come forma di contrasto alla violenza, rivolte agli/alle operatori/trici dei Servizi Sociali, Sanitari, Educativi, ai/alle dirigenti scolastici/che e agli/alle insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, alle Forze dell'Ordine;
- una mappatura contenente le azioni formative promosse e realizzate nelle scuole nell'ultimo biennio, da parte dei soggetti istituzionali che si occupano di contrasto alla violenza nei confronti di donne e minori e di discriminazioni basate sul genere e sull’orientamento sessuale.

La mappatura è volta a orientare i/le Dirigenti scolastici/che, gli/le insegnati e gli/le educatori/trici dei nidi d’infanzia, delle scuole dell'infanzia, delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado e gli/le operatori/trici che lavorano nei servizi socio-sanitari, nella scelta delle iniziative possibili da attivare per promuovere percorsi di educazione per il contrasto della violenza e delle discriminazioni basate sul genere e sull’orientamento sessuale. Descrive, in maniera sintetica, chiara e fruibile ciò che è stato promosso e realizzato nelle scuole nell'ultimo biennio, anche al fine di diversificare gli interventi ed evitare sovrapposizioni.

Il nuovo kit La casa sul filo sarà uno strumento prezioso a disposizione di formatori e formatrici, e noi lavoreremo per la sua massima diffusione e conoscenza anche oltre i confini del nostro territorio metropolitano.

 

La casa sul filo diciassette anni dopo

di Letizia Lambertini, curatrice

La casa sul filo, come diceva il sottotitolo della prima edizione, rimane, anche dopo diciassette anni, quella “un po’ scomoda, ma che guarda di qua e di là”. Allora questa definizione era stata suggerita dalle cantilene di un gruppo di bambine e di bambini che avevano accompagnato, con i loro giochi, l’anno di lavoro dedicato alla realizzazione della prima edizione. Oggi rimane una memoria della fatica e della riuscita di un’impresa: la fatica di costruire una condivisione di principi e di pratiche a partire dalle diverse posizioni/esperienze/competenze di chi lavorava in campo educativo e di chi lavorava nell’accoglienza; la riuscita di uno scambio che ha maturato consapevolezza e valore della reciprocità, fiducia nelle diverse prospettive e alleanza.

La casa sul filo diciassette anni dopo

di Letizia Lambertini, curatrice

La casa sul filo, come diceva il sottotitolo della prima edizione, rimane, anche dopo diciassette anni, quella “un po’ scomoda, ma che guarda di qua e di là”. Allora questa definizione era stata suggerita dalle cantilene di un gruppo di bambine e di bambini che avevano accompagnato, con i loro giochi, l’anno di lavoro dedicato alla realizzazione della prima edizione. Oggi rimane una memoria della fatica e della riuscita di un’impresa: la fatica di costruire una condivisione di principi e di pratiche a partire dalle diverse posizioni/esperienze/competenze di chi lavorava in campo educativo e di chi lavorava nell’accoglienza; la riuscita di uno scambio che ha maturato consapevolezza e valore della reciprocità, fiducia nelle diverse prospettive e alleanza.

Allora era il 2000. Quell’anno il primo Protocollo della Regione Emilia Romagna, Contrastare la violenza contro le donne, aveva raccolto, con la sottoscrizione di Regione, Province, Comuni e Associazioni del territorio regionale, il consenso unanime a un’azione per niente generica o puramente ideale: già allora si parlava di potenziamento dei Centri Antiviolenza, di lavoro sugli uomini autori di violenza, di educazione alle identità/differenze/relazioni di genere come prima forma di prevenzione. Queste tre dimensioni del contrasto erano tenute insieme all’interno di un’unica visione e non apparivano in opposizione (e neppure in competizione) tra loro. All’interno di questa cornice si è sviluppata la collaborazione che ha dato vita alla prima edizione: il riconoscimento, da parte della Regione, del valore innovativo del progetto educativo Alla scoperta della differenza della Commissione Pari Opportunità Mosaico e della sua valenza preventiva; il conferimento, a motivo di questa esperienza, dell’incarico di realizzare il quinto punto del Protocollo regionale (Prevenzione e sensibilizzazione); l’affidamento dello sviluppo dell’incarico, da parte di Commissione Pari Opportunità Mosaico, al gruppo di ricerca del progetto Alla scoperta della differenza; la decisione della Coordinatrice di quel gruppo di ricerca di coinvolgere nello sviluppo la Rete regionale dei Centri Antiviolenza; la risposta dei Centri di Bologna, Ferrara, Imola, Ravenna, Reggio Emilia; la costituzione di un gruppo interdisciplinare che univa le competenze educative e quelle dell’accoglienza. E da qui tutto il resto: l’ancoraggio a una medesima esperienza politica (il femminismo); la ricerca di riferimenti di pensiero condivisibili (gli studi di genere), la scoperta di pratiche educative/rigenerative/formative molto conseguenti e coerenti tra loro pur nella differenza delle specifiche posizioni/esperienze/competenze di chi lavorava in campo educativo e di chi lavorava nell’accoglienza. È stato un lavoro che ha prodotto non solo contenuti ma metodo: principalmente quello di fare fronte comune, nell’impegno al contrasto, tenendo lo sguardo strabicamente puntato sul prima e sul dopo, consapevoli che “in ogni dopo c’è sempre un prima”, cioè che esiste sempre la possibilità della prevenzione anche quando le situazioni possono sembrare ormai senza via d’uscita.

La forma multimediale de La casa sul filo sembrò allora la più rispondente alla quantità e alla qualità delle informazioni che si volevano contenere e che via via, con la sua costruzione, apparivano strabordanti… “250 pagine di testo”, dicevamo a chi ci chiedeva una misura dei contenuti. E così il titolo, che aveva portato a soluzione molte riflessioni inconcludenti, e che suggeriva l’equilibrio fragile della casa: per le donne che non la riconoscevano più come luogo di elezione e per le donne che ne rivelavano i pericoli. Quel titolo appariva un invito a guardare dentro le cose, a guardare la loro complessità e anche a cercare, nella complessità, la possibilità di cambiare.

Oggi è il 2017. A tanti anni di distanza questa riedizione, attesa da tempo, risponde a un’esigenza via via cresciuta di informazione e di formazione sulle tematiche delle identità/differenze/relazioni di genere e sulla prevenzione della violenza maschile contro le donne. Il gruppo di lavoro originario è stato ricontattato e si è in parte ricostituito. È rimasto il fondamento relazionale che ha dato senso ed esperienza a questa riedizione e la cornice del suo radicamento nell’impegno per il contrasto, ancora del tutto attuale. Il titolo è stato riconfermato perché ancora e decisamente convincente: la casa è sempre più sul filo, nel male delle violenze che continuano a consumarsi al suo interno e nel bene del deterioramento di modelli di genere rigidi e stereotipati. Anche la struttura è stata ritenuta ancora funzionale a un’esplorazione libera e diversificata: le parole chiave sono pressoché le stesse della prima edizione salvo qualche accorpamento (maschile e femminile sono stati integrati in genere, emozione in esperienza, parole in rappresentazione, famiglie in relazione) e qualche nuova parola (migrazione e lavoro). Cornice, involucro e struttura dunque sono rimasti gli stessi, i contenuti invece sono stati completamente rivisti, aggiornati e integrati. Tutti, eccetto i montati audio-video. Nelle testimonianze raccolte tanti anni fa, infatti, abbiamo ritrovato ancora tutto quello che si potrebbe raccontare oggi della violenza… da un lato sbalordisce l’originalità di quel lavoro, dall’altro sconforta il ritrovarsi ancora, per certi aspetti, a quel punto che sembrava di partenza. Quello però che non è più a una partenza è la consapevolezza dell’importanza del lavoro di rete e della promozione di comunità educanti che si facciano carico della costruzione di relazioni tra uomini e donne paritetiche e antiviolente.

È un lavoro che ancora oggi, come si leggeva nella Presentazione di allora, si mantiene sul filo. “Una posizione oltremodo scomoda. Impossibile da ‘tenere’, poiché contraria all’immobilismo, essa piuttosto ci aveva ‘tenuto’, vigili nel guardare di qua e di là, in un esercizio di attenzione e di comprensione, di memoria e di passione divenuto infine ‘come una casa’. E dal suo interno la voce di chi, attraverso le vicende personali e i percorsi professionali, ha incontrato la violenza, sia quella dell’omologazione, dell’indifferenza, della superficialità, o della negazione, o dell’abbandono, del maltrattamento, dell’abuso, o dello stupro; ed ha voluto interrogarla anziché assecondarla o eluderla, nel rifiuto dell’indifferenza, ma piuttosto alla ricerca dell’origine e del senso delle cose, nell’alleanza con chi di tale violenza è vittima e nella esperienza che uscirne è possibile”.

Un ringraziamento speciale ad Alessandra Campani che ha accompagnato con particolare impegno e disponibilità tutto il percorso di questa riedizione affiancandomi con intelligenza, generosità e grande competenza.