LA CASA SUL FILO

suggerimenti per un percorso di educazione antiviolenta

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Note generali

di Elsa Antonioni, Alessandra Bagnara, Alessandra Campani, Teresa De Brasi,
Letizia Lambertini, Maria Grazia Lonzi, Malvina Mazzotta, Gabriele Pinto, Milena Tolomelli

La casa sul filo è stata pensata principalmente come supporto riflessivo e operativo per chi, all’interno della scuola, intenda lavorare su senso, problematiche e prospettive del confronto femminile – maschile. Si tratta di un lavoro necessariamente collegato all’esperienza di ciascuna, di ciascuno, sul quale, con questo strumento intendiamo offrire spunti e materiali utili all’approfondimento e alla sperimentazione.
Rimettendo dunque a voi che deciderete di servirvi dei nostri suggerimenti l’individuazione del modo per voi più adatto per tradurli in pratica, riteniamo comunque necessario premettere alcune considerazioni a partire dalla nostra esperienza, l’unica alla quale - non conoscendo ciascuna, ciascuno di voi - possiamo appellarci.
Ecco quindi qualche schematica nota sul “come”, con tutta la parzialità di un discorso che si propone ad interlocutrici ed interlocutori ancora (ma speriamo non per sempre) sconosciuti.

Che cosa significa educare La parola educare deriva dal latino ex-ducere che letteralmente significa “fuori da - tirare a sé” da cui “trarre fuori”, “condurre fuori” e per analogia “condurre in alto”, “allevare”. L’azione educativa è innanzitutto un’azione maieutica che si basa su due assunti di fondo: che nell’educanda, nell’educando “vi sia qualcosa” che ha bisogno di essere “condotto fuori” e “condotto in alto” e che questo può avvenire solo in una relazione di com-partecipazione, insieme. Tutto ciò implica che l’educatrice, l’educatore non può sapere in anticipo cosa potrà “venire fuori” dalla persona con cui ha a che fare e da se stessa, da se stesso in relazione a quella persona, e che pertanto è necessario che si disponga ad accogliere ciò che, essendo comunque sconosciuto, probabilmente sarà motivo di turbamento e di messa in discussione.

Partire da sé Per lavorare a un qualsiasi progetto è inevitabile distinguere tra la costrizione e l’interesse a farlo. Un percorso che non sia sostenuto da un richiamo significativo alla propria particolare esperienza, alle interrogazioni personali, alla disponibilità a mettersi in discussione, difficilmente favorirà la crescita sia di chi lo propone che di coloro a cui si rivolge. Nel particolare di questo percorso riteniamo importante essersi confrontate, confrontati con il proprio essere sessuato e con le implicazioni diverse che questo produce nella relazione con gli altri e con le altre. Si tratta della consapevolezza del proprio essere donne o uomini e di quella basilare maturità cognitiva ed emotiva che è premessa di una comunicazione empatica.

Per costruire un contesto è necessario dare tempo alla relazione È buona premessa alla sua riuscita che la proposta di un qualsiasi lavoro possa svilupparsi sul terreno fertile di una relazione matura. La costruzione di una relazione matura comporta la disponibilità a mettere in conto un tempo, difficilmente definibile, che è preliminare alla proposta di percorsi che abbiano a che fare, non tanto con l’apprendimento di, ma con l’educazione a. Quando la relazione è matura, sarà l’insegnante, che è la più diretta conoscitrice, il più diretto conoscitore del contesto, a cogliere, attraverso l’osservazione attenta dei segnali anche più casuali ed enigmatici, gli spunti attraverso i quali avviare il lavoro e le sollecitazioni per renderlo il più possibile efficace. 

È buona cosa evitare di parlare per categorie collettive L’osservazione attenta del contesto, all’interno di una relazione matura, potrà portare a evitare l’utilizzo di generalizzazioni e di giudizi uniformanti, conducendo il gruppo nel suo insieme e ogni sua singola, ogni suo singolo componente a osservarsi e a osservare il particolare nell’insieme. Evitare di utilizzare generalizzazioni è il difficile obiettivo di un lungo percorso. Al suo raggiungimento potranno essere d’aiuto l’attenzione alla concretezza delle relazioni e alla singolarità delle situazioni nelle quali ci si troverà a operare nonché la disponibilità all’interrogazione di eventuali luoghi comuni e stereotipi piuttosto che la volontà (a volte altrettanto stereotipata) di procedere a un loro “abbattimento”.

La violenza fa paura ma è possibile anche accostarvisi La disponibilità ad avvicinarsi alla dimensione della violenza nelle relazioni sessuate è la premessa alla formulazione da parte dell’insegnante di proposte che non siano prevaricanti rispetto alla capacità di assunzione di coloro cui si rivolgono. In termini educativi questo significa che pretendere di lavorare alla prevenzione dei fenomeni di violenza, con particolare riferimento alla violenza contro le donne, senza essersi soffermati a osservarla e a comprenderla, non può generare alcun processo di cambiamento e rischia piuttosto di provocare reazioni di pregiudizio e di rifiuto.

Quanto conta l’esperienza e quale esperienza Chi troverà in questo lavoro utili spunti teorici, metodologici e pratici  potrà forse sentirsi carente rispetto al particolare di percorsi di educazione alla differenza e alla relazione femminile – maschile e, probabilmente tanto più, di percorsi di prevenzione della violenza contro le donne. Per questa ragione, e in considerazione di quanto detto sopra, in particolare a proposito della violenza nelle relazioni sessuate, suggeriamo l’utilità di un confronto con chi da tempo lavora in percorsi di questo genere e che può rendersi disponibile ad affiancare insegnanti che lo richiedano anche nella funzione di osservatrice o osservatore.

 

Note alla riedizione

di Letizia Lambertini

I montati audio-video corrispondenti alle finestre della Casa sono stati prodotti nell’anno 2000 a partire da testimonianze raccolte negli anni Novanta, in parte nei Centri Antiviolenza di Bologna, Ferrara, Imola, Ravenna, Reggio Emilia, in parte nell’ambito del progetto Alla scoperta della differenza, primissima esperienza di educazione alle identità/differenze/relazioni di genere promosso da Commissione Pari Opportunità Mosaico sul territorio dell’attuale Distretto Reno Lavino Samoggia della provincia di Bologna. La scelta di mantenere quel materiale tale e quale è stata motivata da una valutazione di attualità: le testimonianze raccontano tutte, anche se a volte con un linguaggio ormai desueto, le stesse cose che ancora oggi indignano, stupiscono, interrogano e muovono al contrasto della violenza.

Nella sezione Lettura di ogni parola chiave sono contenuti quattro livelli di articolazione: il primo introduttivo, il secondo relativo alla prospettiva degli studi di genere, il terzo relativo (per quasi tutte le parole chiave) alla violenza maschile contro le donne, il quarto (solo per alcune parole chiave) di approfondimento. Le parole scritte in MAIUSCOLO sono link ad altre parole chiave. La sezione Lettura è stata completamente riscritta rispetto alla prima edizione in considerazione della considerevole evoluzione degli studi di genere e del consolidamento delle pratiche dei Centri Antiviolenza.

Nella sezione Antologia sono contenuti (per alcune parole chiave anche organizzati per paragrafi tematici) citazioni di autrici e autori, rappresentative/i (quasi interamente) degli studi di genere o riconosciute/i significative/i nell’ambito di questa disciplina. A ogni testo citato corrispondono nome e cognome dell’autrice o dell’autore, titolo del testo (sempre in italiano, quando tradotto) e anno della prima edizione (in alcuni casi della stesura, quando si tratti di opere pubblicate postume). La sezione Antologia è stata in gran parte rieditata rispetto alla prima edizione passando da 250 a 700 brani citati.

Nella sezione Bibliografia è possibile invece rintracciare tutte le informazioni relative ai testi citati in Antologia (e non) comprensive di casa editrice e di anno di edizione presso la casa editrice indicata. La sezione Bibliografia è stata aggiornata tenuto conto della più recente produzione nell’ambito degli studi di genere.

Nella sezione Filmografia sono indicati titoli di film corredati di nome e cognome della regista o del regista, luogo e anno di produzione, breve descrizione dei contenuti. La sezione Filmografia è stata aggiornata tenuto conto della produzione cinematografica del periodo 2001-2017.

Nella sezione Proposte didattiche sono contenute attività da realizzare in classe con bambine e bambini e ragazze e ragazzi dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria superiore. Per ogni Proposta sono indicati l’ordine di scuola per la quale è consigliata l’attività, una premessa all’attività, la descrizione dello svolgimento (in diversi casi corredata di immagini esemplificative), l’obiettivo dell’attività, le persone che l’hanno ideata o adattata. La sezione Proposte didattiche è rimasta pressoché invariata rispetto alla prima edizione.

Nella sezione Documenti sono contenuti (solo per alcune parole chiave) i riferimenti a Leggi, Decreti, Convenzioni, Dichiarazioni. La sezione Documenti è stata completamente rivista.